Salmo 82

UN SOLO DIO O MOLTI DEI?

I mormoni utilizzano questo salmo per confermare la dottrina del politeismo (ossia la fede in molti dei), nonostante il chiaro insegnamento delle Scritture: “Il Signore è Dio, e … oltre a lui non v’è nessun altro” (Deuteronomio 4:35). Secondo la teologia dei mormoni, il versetto 1 descrive un’assemblea di dei, e il versetto 6 contiene la promessa della deità per gli uomini. Joseph Smith, il fondatore del mormonismo, si esprime in questo modo: “Non so come possano esistere molti dei, ma come siamo noi adesso così era una volta Dio, e come Dio è adesso noi diventeremo un giorno”. Questa errata interpretazione è in contrasto con l’insegnamento di tutta la Scrittura, e in particolare con questo salmo.

 

Chi sono gli “dei”? (v. 1)

Gesù stesso ci dice che questo salmo non si riferisce agli dei, ma agli uomini; sono chiamati dei coloro “ai quali la Parola di Dio è stata diretta” (cfr. Giovanni 10:34, 35). Di chi si parla? Del popolo d’Israele, cui fu dato l’Antico Testamento. In Israele i giudici agivano da parte di Dio per far osservare le Sue leggi. A loro fu detto di non mostrare parzialità, perché il giudizio appartiene a Dio (cfr. Deuteronomio 1:17). Di Salomone si dice che sia stato seduto sul trono del Signore (cfr. I Cronache 29:23), anche se, naturalmente, si trattava di un trono terreno. La facoltà di giudicare e di prendere decisioniè così importante che la parola ebraica utilizzata per indicare Dio, Elohim, è usata anche per i giudici terreni (cfr. Esodo 21:6; 22:8, 9). In Gran Bretagna esiste la Camera dei Lord (lett. “signori”), ma è evidente che questo corpo parlamentare non è composto di dei. Allo stesso modo, l’assemblea cui si riferisce questo salmo non è costituita da dei, ma da persone che hanno la capacità data da
Dio di prendere decisioni.

 

Perché sono riuniti? (v. 2)

Il Signore ci ritiene responsabili per le decisioni che prendiamo. Avere il potere di scegliere (cfr. Deuteronomio 30:19, 20) fa parte di ciò che vuol dire essere creati a immagine di Dio (cfr. Genesi 1:27). Il Salmo 82 anticipa il giorno in cui gli ingiusti saranno posti di fronte alle loro responsabilità. Questa scena futura è presentata per esortare le persone, oggi, a mutare atteggiamento, per non trovarsi, un giorno, in quella vergognosa assemblea. La scena inizia con la corte celeste riunita in seduta; la presiede Dio stesso. A giudizio sono chiamati gli “dei” d’Israele, i giudici, o guide, e il popolo: gente che muore come tutti gli uomini, nonostante porti il titolo di “figli dell’Altissimo” (v. 6). Ai difensori viene rivolta soltanto una domanda: “Fino a quando giudicherete ingiustamente e avrete riguardoagli empi?” (v. 2). Se applichiamo questa domanda soltanto all’antico Israele e non a noi stessi commettiamo un errore. Dio considera responsabili tutte le autorità di governo ad agire giustamente; ecco perché Egli ha istituito i governi (cfr. Romani 13:1-7). Egli, però, ci considera tutti responsabili della nostra lilbertà. Come trattiamo il nostro prossimo? Siamo crudeli o misericordiosi, falsi od onesti? Usiamo gli altri per realizzare i nostri scopi egoistici o ci prodighiamo per loro? Vorremmo che le altre persone ci trattassero meglio di come noi trattiamo loro? Onestamente, cosa pensano di noi i membri della nostra famiglia? Ci vedono sensibili o autoritari, esigenti o generosi, scontenti o riconoscenti? Le risposte a tutte queste domande hanno a chefare con la nostra libertà. Come stiamo amministrando la nostra vita? Quali decisioni stiamo prendendo? La nostra vita interiore e le nostre azioni sono in linea con la volontà e lo scopo di Dio per noi?

 

Cosa accade loro? (vv. 3-7)

La domanda del versetto 2 si riferisce all’accusa rivolta ai giudici iniqui nei due versetti successivi: essi non hanno difeso la causa del debole e dell’orfano, reso giustizia all’afflitto e al povero, liberato il misero e il bisognoso, salvandolo dalla mano degli empi (vv. 3, 4). In altre parole gli “dei”, i capi d’Israele, si sono mostrati interessati soltanto alla ricchezza, senza preoccuparsi dei deboli né di agire giustamente. Dio
considera costoro guide ottenebrate, ignoranti, che vivono in mezzo alle tenebre senza una “bussola morale” (v. 5). Che cosa farà Dio di questi pomposi e influenti governanti che trovano diletto nei loro guadagni e che difendono azioni volte a promuovere il male? Innanzi tutto il Signore rammenta loro l’importante titolo della chiamata ricevuta: essi avevano la facoltà di scegliere, ma non hanno regolato la loro vita secondo il volere di Dio; perciò Egli promette di destituirli (v. 7).

 

Siete nell’assemblea? (v. 8)

Chiaramente questo gruppo screditato comprende soltanto coloro che non si sono condotti secondo la volontà di Dio. Perciò Asaf si ferma al di fuori di quell’assemblea, e propone un concilio conclusivo. Egli ha esaminato il discorso di Dio agli “dei”, e desidera vedere il momento in cui coloro che si sono comportati malvagiamente saranno rimossi dalla loro posizione di privilegio, della quale hanno approfittato per infliggere torti agli altri; in quell’ora il Signore stesso porterà gli ingiusti davanti alla Sua corte suprema (v. 8). Il desiderio di Asaf diventa la preghiera di ogni credente pressato dalle scelte egoistiche e dannose degli altri: “Sorgi, o Dio, giudica la terra …” (v. 8).

(Un Salmo per Oggi di George O. Wood)

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