Perdono

La comunicazione nell’ambito umano è forse la base primaria per poter interagire. Quando poi questa ha una base di fede, non solo serve per  fortificarsi, ma anche per incoraggiarsi e verificare il pensiero comune.

Sulla base di questo, chi scrive, vuole in qualche modo esternare la propria riflessione su un argomento trattato nella Bibbia che ha avuto modo di considerare ultimamente. Ovviamente è doveroso sottolineare che è del tutto personale così come lo si sente nella mente e nel cuore, perché tale riflessione, non proviene da uno studio ermeneutico ma solo da ciò che il Signore nostro ha permesso di far capire a chi espone. A Lui solo sia la gloria!

L’argomento che in queste brevi righe verrà trattato ha come tema il PERDONO.

Che cosa significa letteralmente la parola perdono? In qualsiasi dizionario ne possiamo trovare la definizione che recita più o meno questi termini: “Il perdono è la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un’altra persona; è quindi un gesto con cui, vincendo il rancore, si rinuncia a ogni forma di rivalsa di punizione o di vendetta nei confronti di un offensore”.

Le parole che colpiscono da mettere in evidenza sono: cessazione, gesto vincente, rinuncia.

Noi  credenti, siamo oggetto di tutte e tre le azioni sopra descritte da parte del Signore, lo siamo ogni qual volta ci macchiamo di una colpa, lo siamo stati fin dal principio, dopo che l’uomo ebbe peccato e così interrotto la relazione con il Creatore. Infatti, la prima azione che ha dovuto compiere Dio nei confronti dell’uomo in Eden è stato perdonarlo. Leggendo il testo: “Dio il SIGNORE fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì”. (Genesi 3:21). Non è esplicitamente detto che essi furono perdonati, ma da un attenta analisi del versetto si evince che ricevettero una sorta di perdono, a motivo di un espiazione, quella che ha permesso il reperimento della pelle per le loro tuniche e di conseguenza il versamento del sangue dell’animale che le fornì. In altre parole lì, in Eden, si compì il primo sacrificio e si ricevette il primo “perdono”. Il Signore ha nell’ordine cessato il risentimento verso Adamo ed Eva dopo averli verbalmente  condannati, ha compiuto un gesto vincente coprendo le nudità di entrambi ed ha rinunciato ad una punizione definitiva preservando loro la vita.

Nel corso, poi, della storia antica dell’uomo, più volte esso viene graziato dal Signore e più volte si riconcilia con l’ Eterno per mezzo di sacrifici, ma ciò che si vuole esaminare in questa sede, non è il perdono del Signore verso l’uomo, anche se è un argomento vasto e primario della fede, ma è la relazione che oggi ha l’essere umano ed in particolare il credente con questo aspetto.

Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. (Matteo 18:21)

Il perdono è forse uno dei sentimenti più difficili per l’uomo da attuare in modo totale, sincero e definitivo. Quante volte abbiamo sentito di persone, magari anche fratelli, offesi nei sentimenti, nell’amor proprio e tante altre volte abbiamo sentito dire ad alcuni di essi di essere pronti a perdonare. Poi, magari in modo più o meno palese, discorrendo, affiora la condizione di quel perdono: “io ho perdonato  tizio, ma non voglio più avere relazioni con lui…” ancora più infelice  è quando si mette di mezzo, nel perdono umano, il Signore con pensieri del tipo: “Signore io lo perdono, ma pensaci tu”. Questi non sono atteggiamenti o pensieri da perdono, ma piuttosto sono concetti volti a soddisfare l’ego dell’essere carnale, quello pronto a godere di una ragione nei confronti di chi ha necessita della di lui indulgenza.

Il perdono deve essere totale,  unilaterale, incondizionato. Non deve avere strascichi e, soprattutto, deve essere definitivo così come quello che il Signore concede a noi: “Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia. Egli tornerà ad avere pietà di noi, metterà sotto i suoi piedi le nostre colpe e getterà in fondo al mare tutti i nostri peccati”.

(Michea 7:18-19).

Getterà in fondo al mare TUTTI i nostri peccati, non solo alcuni, ma tutti. Tutti quelli che Gli porteremo ai piedi della croce. Questa è una condizione importante: così come il peccatore porta la propria colpa alla croce, in quanto il perdono è una risposta ad una richiesta, anche il trasgressore deve richiederlo verso chi  si è reso mancante. Non è fattibile ricevere un perdono a prescindere.

 

Il perdono implica il rispetto di alcune regole non scritte, chi lo richiede deve in primis riconoscere di aver trasgredito, poi riconoscere la necessità di una riconciliazione ed infine abbisogna di una disposizione d’animo di sincera umiltà, pronto nel frattempo anche a ricevere un qualsiasi tipo di “sanzione” se mai sopraggiungesse. Si pensi per un attimo ad un bimbo che ha compiuto una marachella: sa di averla compiuta, sa che ciò che ha fatto non è secondo le regole impartitegli dai genitori, predispone il suo animo e va a confessare l’accaduto sapendo anche di poter incorrere in un rimprovero, un castigo o magari una sculacciata. A volte è necessario imparare dai bambini . “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. (Matteo 18:3) Senza tali regole non possiamo chiedere perdono, né agli uomini,  né al Signore.

L’uomo, il credente in particolare, sa di non essere perfetto e sa che a volte può fallire nei confronti dei suoi simili, ma grazie a Dio, abbiamo uno Spirito che ci fa notare l’errore e se con profonda umiltà e onestà senza lasciarci soggiogare dall’alterigia che a volte affiora in questi casi, riusciamo a dare e ricevere il perdono in modo umile e sincero, abbiamo messo in atto una delle “settanta volte” che in modo figurato ci ha comandato il Signore.

La peculiarità di questo sentimento è che mette l’uomo ora in condizione di scusare, ora in condizioni di essere scusato. Quando siamo nella posizione di dover perdonare qualcuno che ci ha offeso ricordiamoci come noi vorremmo essere perdonati se fossimo dalla parte opposta e soprattutto ciò che leggiamo nella Parola: Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti”. (Matteo 7:12)

Che il Signore ci dia la grazia di poter cessare il risentimento che affiora quando si è offesi, che ci dia il vigore di compiere un gesto vincente liberando il nostro cuore dalla inimicizia e che ci faccia rinunciare ad una rivalsa, perdonando chi ci richiede una tale azione, dimenticando veramente l’offesa che ci è stata arrecata.

Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.              (Matteo 6:14-15)

Al Signore sia la gloria!

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